L’altro “da Silva” non c’era. Ma la sua ombra ha accompagnato l’intero corso dell’Assemblea generale della Fao.
E, alla fine, è stato proprio il sostegno incondizionato dell’ex presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva a permettere al suo compatriota e stretto collaboratore – José Graziano da Silva – di spuntarla, all’ultimo, sul rivale spagnolo Miguel Angel Moratinos. Tanto che la delegata sudafricana ha affermato, al termine della competizione: «Se Graziano sbaglia, andremo da Lula perché rimedi».
In effetti, il compito che attende il neoeletto direttore dell’Agenzia Onu per l’alimentazione non è semplice. Il testa a testa con Moratinos, vinto per sole quattro preferenze, in seconda votazione (92 a 88), mette in luce le spaccature all’interno della Fao. In particolare, tra i Paesi del Nord – che non a caso si sono schierati con lo spagnolo – e quelli del Sud del mondo – sostenitori di Graziano.
Quest’ultimo, nel primo discorso da direttore, ha ammesso le divergenze fra gli Stati membri ma ha anche sottolineato: «Questo non significa che i Paesi del Nord siano contro di me», anche perché «per combattere la fame ci vuole davvero uno sforzo comune». Specie ora, che i prezzi del cibo sono schizzati alle stelle.
E tali resteranno nei prossimi anni, ha dichiarato il successore del senegalese Jacques Diouf, per 18 anni alla guida dell’organizzazione. L’ex ministro brasiliano non si dà per vinto. Anzi, è convinto che sia possibile invertire il circolo vizioso della miseria. Prima di tutto in Africa che resta la priorità. Ma anche nelle regioni arabe stremate dalla lotta per la democrazia e nei Caraibi, provati dalle catastrofi naturali.
Attraverso la cooperazione e la replica di esperienze positive. Ben 92 Paesi della Fao, del resto, l’hanno scelto per questo: perché Graziano ripeta su scala globale il “miracolo brasiliano”.